“TwentyFour/7 Innovation”: comprendere e realizzare l’innovazione

Lo scorso 12 giugno, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi a Torino, si è svolto un evento organizzato dal Development Program del Consorzio Top-IX, dal titolo “TwentyFour/7 Innovation“, focalizzato sulle componenti legate all’avvio di attività a marcato contenuto innovativo per quanto concerne quello che oggigiorno viene definito (a volte impropriamente) “Web 2.0″.

Nel complesso l’insieme degli interventi è stato interessante; in particolare, alcuni concetti risultano fondamentali per poter meglio comprendere il fenomeno.

- Nella cosiddetta “economia della conoscenza”, alcuni paradigmi economici e produttivi tradizionali vengono rivisti (si pensi ad esempio al riutilizzo delle conoscenze disponibili per crearne di nuove, o alla facilità di accesso e diffusione delle informazioni). Il concetto di specializzazione perde importanza a vantaggio di una multidisciplinarietà e di una sempre maggiore propensione alla flessibilità dei ruoli, diventa necessario acquisire competenze in più settori per poter controllare la complessità del sistema.

- Per fare parte di questo sistema complesso, ci sono due possibilità: quella autenticamente pionieristica dell’invenzione di qualcosa che “prima non c’era” (o, più prosaicamente, non era sufficientemente noto alla community), o dare massiccio e convinto supporto a questo “ecosistema”, così come l’ha definito Luca De Biase, uno dei moderatori dei panel di discussione.

- Alcuni “big” del mondo Internet hanno esposto la propria interpretazione del sistema, così come alcuni propri punti di forza da prendere ad esempio. Google Italia ha posto l’accento sulla necessità di coniugare elementi finora tipici di una gestione “familiare” dell’impresa con la capacità di investimento e le dimensioni tipiche di una azienda molto grande; Fiat ha posto invece l’enfasi sull’equazione “innovazione = piattaforma di comunicazione articolata per veicolare messaggi”, dove i messaggi sono però piuttosto appartenenti al marketing convenzionale; Cisco ha infine posto l’enfasi sulla rapidità di mutamento dello scenario globale, sia per le componenti tecnologiche sia per il tipo, il numero e le dimensioni degli attori, sia per il Web sia per la produzione materiale.

Nella sessione pomeridiana, orientata ad alcuni casi di business specifici, l’insieme dei contributi ha marcato altri concetti rilevanti per la creazione di nuove start-up: un buon business plan da proporre agli investitori è fondamentale, ma da solo non è sufficiente a garantire il successo: molti elementi vanno rivisti in corsa; occorre affiancare un insieme di risorse di marketing ed una strategia commerciale per pubblicizzare il prodotto (emblematico fra i tanti l’esempio di Skype); occorre ragionare in termini globali, poichè Internet offre una platea internazionale se non globale (e quindi ragionare in termini di mercati nazionali diventa autolimitante); infine, cosa forse non immediata almeno per quanto riguarda la realtà italiana, occorre ripartire anche dopo più fallimenti, fino a che non si trova l’idea giusta per “sfondare”.

In sintesi, la conoscenza viene ancora gestita in maniera “artigianale” e molto legata alle relazioni personali, sebbene sia palese il vantaggio di una diffusione la più ampia possibile, e non strettamente legata al “return of investment” o al tornaconto immediato; occorrono quindi molto impegno per stare al passo coi tempi, tenacia nel riprovare, una visione complessiva dell’avvio di una nuova attività, ed una flessibilità molto spinta verso settori apparentemente non correlati fra loro.

P.S.: Chiedo venia per il lungo silenzio, altre cose mi hanno tenuto lontano da qui. Sarò più assiduo d’ora innanzi :)



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This entry was posted on Martedì, Giugno 17th, 2008 and is filed under Convergenza, News of the world, Web 2.0.

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